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Ma Ascoli è
anche una città di grande storia: è la capitale
dei Piceni, a partire dal IX secolo a.C. fino all'arrivo dei
Romani. Sono numerosi i reperti, relativi al popolo dei Piceni
e provenienti da scavi effettuati sul territorio, ad essere
conservati nel Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno;
tra questi l'interessante stele funeraria di Castignano, con
un'iscrizione bustrofedica, cioè che cambia direzione
di scrittura ad ogni riga.
Ascoli entra in contatto con Roma per via
dei commerci che avvenivano lungo la futura via Salaria, importante
collegamento tra Tirreno ed Adriatico. Successivamente Roma
conquista e saccheggia Ascoli nell'89 a.C. La città
rinasce sotto l'imperatore Augusto che la arricchisce di splendidi
edifici, templi, terme, teatri, ponti e fortificazioni.
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Ascoli - Ponte
Romano
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È questa la Asculum romana, quella
della Porta Gemina, rinvenuta nel 1824; del teatro e anfiteatro,
dei templi pagani poi trasformati nelle chiese di S. Gregorio
Magno (un tempo probabilmente dedicato a Iside) e S. Venanzio;
delle domus con pavimenti a mosaico (conservati nel Museo
Archeologico Statale), rinvenute nell'area dell'odierno Tribunale;
o dei tanti ponti, costruiti dai Romani con grande abilità
sul fiume Tronto e i suoi affluenti: come il ponte sul torrente
Castellano, il cosiddetto Ponte di Cecco, distrutto nel '44
ma ricostruito nel '71 con i materiali originari; o il ponte
Augusteo (I secolo a.C.) sul fiume Tronto, uno dei ponti romani
con maggiore ampiezza di luce, restaurato e percorribile all'interno.
C'è poi la città longobarda:
con l'arrivo dei Longobardi (578 d.C.), Ascoli viene infatti
dotata di nuove fortificazioni, date le esigenze difensive
dei nuovi conquistatori. Castel Trosino (VI secolo d.C.) è
uno dei più importanti ritrovamenti di epoca alto-medievale
nell'Italia Centrale, una necropoli (i reperti sono conservati
in minima parte nel Museo Archeologico di Ascoli e i più
preziosi riguardano l'abbigliamento di donne e uomini del
tempo; quasi tutto il materiale si trova al museo dell'Alto
Medioevo di Roma), scoperta per caso alla fine del 1800, che
testimonia il locale insediamento longobardo.
La città medievale è sicuramente
quella delle "cento torri": le torri gentilizie
che tanto caratterizzano il paesaggio cittadino. La tradizione
parla di 200 torri esistenti ad Ascoli prima che Federico
II nel 1242 ne facesse distruggere 91; oggi ne esistono ancora
circa 50, alcune integre, altre ridimensionate, altre ancora
usate come torri campanarie di chiese: tra queste, la Torre
degli Ercolani (alta 35 metri), perfettamente conservata ed
affiancata ad un palazzetto romanico (XI-XII secolo), detto
"longobardo"; la Torre di S. Venanzio, oggi campanile
della chiesa omonima.
Ci sono poi mura, porte e fortezze che
danno un'idea della contrastata storia cittadina, delle sue
lotte contro i conquistatori e contro le vicine città,
prima fra tutte Fermo. Interessante la Fortezza Pia (da Pio
IV che la ricostruisce nel 1560), costruita sul Colle dell'Annunziata,
punto più alto della città; e poi il Forte Malatesta,
sul torrente Castellano, costruito sui resti di una precedente
rocca difensiva per volere del signore di Rimini Galeotto
Malatesta, assoldato dagli ascolani nella guerra contro Fermo;
e poi nuovamente distrutto e trasformato successivamente,
con la costruzione nel '500 della chiesa di S. Maria del Lago,
ancora visibile, e di un nuovo forte, per volere del Papa
Paolo III Farnese; poi utilizzato, fino al 1978, come carcere
giudiziario.
E ancora le porte della città, Porta
Romana, medievale e vicina all'antica porta Gemina; Tufilla
(ricostruita nel '500), così chiamata perché
in origine ricavata da uno sperone di roccia tufacea; e Solestà,
fatta costruire nel 1230 dal podestà di Ascoli: la
data è leggibile su un'iscrizione sul lato destro,
così come in una lapide in alto è visibile la
data 1450, anno dell'importante pace sancita con Fermo.
Ma anche stupende chiese romaniche (16
in tutto), semplici nelle linee ma arricchite da magnifici
rosoni, bifore, lunette e statue e, negli interni, da numerosissimi
affreschi: la maggiore raccolta di affreschi del Duecento
nelle Marche. Dalla chiesa di S. Tommaso (1069), ricca di
opere tratte dall'antistante anfiteatro romano, alla chiesa
dei S.S. Vincenzo e Anastasio, con le 64 formelle quadre della
facciata che un tempo contenevano affreschi, il suo bel portale
del 1306, e la cripta con il pozzo anticamente alimentato
da una fonte ritenuta curativa. Dalla chiesa di S. Vittore
(già esistente nel 966), particolarmente semplice ed
essenziale; a S. Maria Intervineas (anticamente "tra
le vigne"), una delle più antiche chiese ascolane
(V secolo); fino a S. Salvatore di sotto, su un dosso di tufo,
al di fuori del centro storico. E poi, il Battistero di S.
Giovanni, uno dei più grandi esempi di architettura
romanica in Italia; già esistente in età altomedievale,
è ricostruito nella seconda metà del XII secolo.
Città d'arte, Ascoli è anche
la città di Carlo Crivelli (1430/35 - 1495), pittore
veneziano del Rinascimento, che vive nella Ascoli papalina,
fondandovi un'importante scuola che influenza fortemente la
pittura del territorio. Tra le sue opere, la principale è
il capolavoro nella cappella del SS. Sacramento della Cattedrale
di S. Emidio (esistente in età paleocristiana, è
ricostruita tra XI e XII secolo), in Piazza Arringo: il Polittico
di S. Emidio, con cornice originale, dipinto nel 1473. Molte
le sue opere disperse nei musei del mondo: la sua Annunciazione
(1486), commissionatagli per celebrare la Libertas Ecclesiastica
di Ascoli, ottenuta nel 1482, si trova oggi alla National
Gallery di Londra. Le sue opere sono tipicamente ricche di
elementi simbolici sottoforma di fiori e frutti: mela (peccato
originale), pesca (Trinità), melograno (fertilità).
C'è poi la Ascoli barocca,
quella delle sue belle chiese, S. Pietro Martire con gli otto
altari in marmi policromi, oro, stucchi, statue e tele del
XVI secolo; la chiesa di S. Agostino, con l'altare barocco
della Madonna della Pace; S. Angelo Magno, chiesa romanica
con altari lignei della metà del '600; e S. Maria della
Carità, detta Chiesa della Scopa, dal nome della confraternita
dei Battuti dalla Scopa, con il suo interno rimaneggiato e
ridecorato con affreschi e stucchi nel XVI secolo; e quella
dei palazzi nobiliari, palazzo Malaspina (XVI secolo), palazzo
Lenti (oggi Gallo; sec. XVII), palazzo Centini - Piccolomini
(sec. XVIII), palazzo Parisani (sec. XVIII).
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